IL TOQUE
La
chitarra
flamenca, più comunemente indicata come sonanta (un
termine proprio del gergo caló, la variante linguistica dei
gitani) appariva già tra gli strumenti musicali nelle serigrafie e
bozzetti del XVIII secolo, i quali riproducevano ambienti e scene di
festa con protagonisti i mandolini, i pifferi ed i tamburelli; testimonianza che ci
viene resa anche da ‘El Solitario’, un viaggiatore del periodo
romantico, autore nel 1847 di un diario di ricordi dal titolo Escenas
andaluzas, importante per le descrizioni particolareggiate delle
riunioni popolari che in esso compaiono.
Retrocedendo nel tempo e risalendo fino al Medioevo, si trovano riferimenti alla chitarra flamenca nell’opera di Juan Ruiz, il Libro de buen amor, in cui l’autore parla di due chitarre: la castigliana e la moresca, che produrrebbe effetti di sorpresa, di instabilità, di inquietudine, a causa della sua cadenza discendente in la, sol, fa, mi, come più tardi avrebbe affermato il compositore Manuel de Falla.
Ciò nonostante, i
primi nomi di chitarristi flamenchi iniziarono a fare la loro comparsa
agli albori del XIX secolo, in un’epoca che potremmo definire
preflamenca o proto-flamenca. Si trattava,
per lo più, di artisti con repertori di musica colta e popolare, che
introducevano sporadicamente brani del nuovo genere in voga, il
flamenco. Tra questi il 'Murciano' o Julián
Arcas, considerato uno
dei padri della chitarra flamenca.

Il toque era allora molto semplice e privo di ornamenti. Spesso il cantaor era anche tocaor, come nel caso de ‘El Planeta’ o di Paquirri ‘El Guante’.
Nella seconda metà del secolo la chitarra subì un’evoluzione nel senso della tecnica d’esecuzione, grazie ad interpreti che proprio in quel periodo cominciarono ad essere chiamati maestri o professori, quali il sivigliano Antonio Pérez, chitarrista del grande cantaor Silverio Franconetti; o il gaditano José González Patiño, che applicò l’uso della cejilla (capotasto mobile) in ambito flamenco; o il suo discepolo Paco ‘El Barbero’, uno dei primi a suonare in qualità di solista; o, ancora, Paco ‘El de Lucena’ che nel 1890 offriva già concerti a Parigi.
Tutti questi chitarristi crearono scuola, insegnarono ad un numero considerevole di alunni e resero grande la chitarra flamenca, grazie ad intuizioni stilistiche e procedimenti che rasentavano il virtuosismo. Furono introdotte le tecniche dell'alzapúas, arpegio, picado, rasgueado, e trémolo.
Oltre alle scuole di maestri, o personali - tra cui va menzionata quella di Ramón Montoya - ne sorsero di locali, come quella di Badajoz, di Cadice, di Cordoba, di Granada con i fratelli Hidalgo e gli 'Habichuela', di Jerez con Javier Molina, di Madrid, di Malaga, di Morón con Diego 'El del Gastor', o di Siviglia, tutte caratterizzate da stili diversi.
Nell'attualità, la chitarra flamenca, soprattutto se solista, è uno degli strumenti più ambiti e richiesti nelle manifestazioni musicali di tutto il mondo. Paco de Lucía, Manolo Sanlúcar, Moraíto, Tomatito, Vicente Amigo sono soltanto alcuni dei nomi che ricorrono sulle copertine dei cd e risuonano sui palcoscenici dei vari continenti.
ARTISTI
LA GUITARRA di Federico García Lorca
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