La storia del flamenco e della sua evoluzione passa attraverso varie fasi. Si è soliti indicare uno STADIO INIZIALE, che risale alla fine del XVIII secolo ed inizi del XIX, quando 'tío Luis de la Juliana' passava a distribuire l’acqua nelle case di una frazione di Jerez de la Frontera (in provincia di Cadice, nel sud-ovest dell’Andalusia) cantando strofe presumibilmente flamenche, con il solo ausilio delle proprie corde vocali.

      La seconda tappa è la denominata ETÀ D’ORO (1840-1860), epoca a cui appartengono i primi professionisti del cante, quali 'El Planeta' e 'El Fillo', che si conoscono grazie alla testimonianza dei loro discendenti e discepoli.

      All’EPOCA DEI CAFÉS CANTANTES (1860-1920) si distinsero figure importantissime, le pietre miliari della storia del cante flamenco, quali Silverio Franconetti (fondatore del primo café cantante a Siviglia), Antonio Chacón, Manuel Torre, Pastora Pavón 'La niña de los peines', oltre a molti altri. In questo periodo i cantaores ascendono alla categoria di professionisti e per la prima volta viene utilizzata la chitarra d’accompagnamento al baile.

      Il passaggio dello spettacolo flamenco dallo spazio ristretto del café cantante al palcoscenico del teatro, negli anni ’40, in pieno periodo franchista, comportò tutta una serie di cambiamenti ed adattamenti scenici che trasformarono la sua stessa ragion d’essere, per offrirne, invece, una visione alterata e spesso pittoresca. Si parla, in questo caso, della tappa dell’OPERA FLAMENCA.

      Nel 1922 due delle personalità fondamentali della vita intellettuale spagnola, quali Manuel de Falla, compositore e musicista, e Federico García Lorca,  poeta e drammaturgo, collaborarono nell’organizzazione del  Concurso de Granada, con lo scopo di riunire le figure di spicco del flamenco d’allora e fomentare la ricerca e lo studio delle tradizioni folcloriche.

      Nel 1956 fu fondata la Cátedra de Flamencología con sede a Jerez de la Frontera, che si occupa principalmente della pubblicazione di due riviste specializzate (Revista de flamencología e La Serneta), dell’organizzazione di mostre ed eventi, e della catalogazione del proprio fondo bibliografico, con la finalità di rendere pubblici documenti, interviste, reperti iconografici e discografici, antichi e più recenti, d’importanza capitale per gli appassionati al genere.

      Il Tablao degli anni Sessanta e successivi, pensato soprattutto in funzione del turista straniero, prevede un programma con una vasta gamma di stili e generi, propri, ma anche estranei al flamenco.

      L’ultima novità in fatto di Organizzazioni sono le Peñas flamencas, associazioni diffuse in gran numero in tutta la Penisola e all’estero, in Europa, come in Asia, America ed Australia, che si occupano della diffusione della cultura flamenca, attraverso corsi, stages, conferenze, spettacoli, feste.